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Amore e violenza di Lea Melandri

Mercoledì 27 novembre alle 18 Lea Melandri è alla biblioteca del parco Sempione di Milano per una discussione del suo libro “Amore violenza”

Esiste un legame insospettabile tra amore e odio, tra amore e violenza: l’uomo si accanisce sul corpo che gli ha dato la vita, le prime cure, le prime sollecitazioni sessuali. Occorre dunque interrogarsi su che cosa è stata nei secoli e che cosa è oggi la famiglia, sui vincoli di dipendenza che crea, sulla mutata condizione delle donne, divise tra casa e lavoro, sulla difficoltà degli uomini ad affrontare una libertà femminile finora sconosciuta. Nello stesso tempo si assiste oggi a un protagonismo delle donne nella vita pubblica, dove sono venuti alla ribalta veline, escort, «donne-tangente», scambi tra sesso, denaro e carriere che hanno investito alcune delle massime cariche dello Stato. Un fenomeno inedito che solleva interrogativi inquietanti: i corpi che vediamo in scena sono corpi liberati o prostituiti, donne che si sono appropriate della loro vita e ne dispongono liberamente, o schiave volontarie che pensano di poter usare a loro vantaggio quella che è stata storicamente la condizione della loro minorità sociale, culturale e politica?

Lea Melandri, Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà, Bollati Boringhieri 2011.

Lea Melandri negli anni settanta insieme allo psicoanalista Elvio Fachinelli ha dato vita alla rivista «L’erba voglio», una delle voci più libere e incisive del dissenso politico-culturale e della critica antiautoritaria della società.

Nello stesso periodo ha preso parte attiva al movimento delle donne.

Dal 1987 al 1997 ha diretto «Lapis. Percorsi della riflessione femminile», periodico nato dall’esigenza di «occupare il luogo che sta tra la stampa di stretto uso politico e la saggistica femminista».

Attualmente tiene corsi presso l’Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano, di cui è stata tra le promotrici fin dal 1987.

Ha pubblicato fra l’altro: L’infamia originaria (1977, nuova ed. 1997) ; Lo strabismo della memoria (1991); Una visceralità indicibile. La pratica dell’inconscio nel movimento delle donne degli anni settanta (2000); Preistorie. Di cronaca e d’altro (2004). Per Bollati Boringhieri: Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia (2001); Come nasce il sogno d’amore (2002).

 

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Svegliati! Balla! Partecipa! Contro la violenza maschile sulle donne

Anche io vado a ballare in piazza il 14 febbraio per ONE BILLION RISING! SVEGLIATI! BALLA! PARTECIPA! Sottoscrivo l’appello delle promotrici milanesi, che tra l’altro affermano:

La violenza maschile contro le donne si sconfigge se si toccano le corde profonde della relazione tra uomo e donna, se questa relazione si nutre di concetti come uguaglianza, amore, bellezza. Se gli uomini imparano a misurarsi e ad amare la libertà delle donne come valore universale, come bene comune e come fonte di gioia, anche per sé stessi.

One Billion Rising a Milano (appello)

Il video

Il blog per le iniziative in Italia

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Una rosa è una rosa è una rosa

Il nome di una donna uccisa dalla violenza maschile per ogni rosa piantata nel giardino della biblioteca San Giorgio a Pistoia dalle donne della Rete 13 febbraio. Il 29 dicembre qualcuno ha voluto stuprare il roseto dedicato alle donne vittime del femminicidio, sradicando alcuni fiori e gettando via le targhe con i nomi.

E’ un gesto che colpisce per la sua violenza simbolica e che avviene in giorni in cui di femminicidio si parla tanto anche in televisione. Non è il caso a cucire insieme l’immagine di queste rose calpestate con le reazioni per il volantino di un prete italiano assatanato e sessuofobo e con le manifestazioni di massa in India contro la violenza sulle donne. Non è un caso ma un filo rosso che conosciamo bene.

Le rose erano state piantate il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere. Ricevo e volentieri rilancio il racconto di Antonella Cotti, della Rete 13 febbraio.

Il giardino della biblioteca rappresentava un luogo dal forte valore simbolico, perchè frequentato da molti ragazzi/e e perché depositario di una cultura che voremmo cambiare. Avevano partecipato in tanti e tante a quell’iniziativa, generi e generazioni diverse ma accomunate da un chiaro desiderio di rifiutare la violenza contro le donne e tutto cio che la produce.

Oggi veniamo a conoscenza di questa azione realizzata da mani arroganti e scomposte, livorose e al tempo stesso chiaramente impotenti. Si sradica una rosa perchè non si puo piu controllare, assoggettare, addomesticare l’iniziativa femminile.

Non è un caso che questo gesto vile e becero arrivi all’indomani della manifestazione di Lerici che, senza appello, denuncia e condanna un prete e una chiesa troppo complici del pensiero che genera la violenza contro le donne. Un atto vandalico che è, al tempo stesso, specchio del tentativo patetico di sopraffazione.

Non ci fermeranno: le nostre iniziative per costruire un paese che sappia amare e rispettare le donne – nella cultura come nelle azioni politiche – continueranno rafforzate dalla consapevolezza che non siamo sole, che tante altre donne, e finalmente anche alcuni uomini, kindietro non tornano.

RETE 13 FEBBRAIO PISTOIA” http://iltirreno.gelocal.it/pistoia/cronaca/2012/12/29/news/vandali-nel-roseto-in-memoria-delle-donne-vittime-di-femminicidio-1.6266267

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Corpo e ruolo sociale: che c’entra?

I ruoli sociali agiscono sui e attraverso i corpi e non a prescindere dai corpi. Ruoli che possono anche voler dire oppressione e discriminazione. Se i ruoli passano attraverso il corpo per essere concreti e agenti, allora cambiando il mio corpo influisco anche sul ruolo sociale. I corpi rivoluzionati sono sempre corpi rivoluzionari.

Questo in sintesi è stato il succo del dibattito che ha impegnato un gruppo di donne e uomini durante la serata del 13 dicembre alla Scighera di Milano. Giovanni non si faceva convinto. Mi guardava corrugando la fronte: “sì, va bè, ma che centra il corpo?” Abbiamo continuato a discutere fino a quando la Scighera ha chiuso i battenti e ci siamo trovati nella strada soffice di neve.

Che c’entra il pene con il fallo? Che c’entra il seno con la sua mercificazione? Che c’entra il mio corpo di donna con il femminicidio? Che c’entra la bellezza con il potere? Ce c’entra la gravidanza con la segregazione salariale?

Giovanni, come tanti altri, non pensa che esista un’oppressione peculiare subita da certe persone da parte di altre per il fatto di avere un certo corpo e non un altro (in particolare, un corpo sessuato al femminile oppure un corpo sessuato al maschile che non corrisponde agli standard di mascolinità eterosessuale). Qualsiasi corpo tu abbia, dice, devi “tirare fuori le palle” e imparare a difenderti dalla violenza.

Forse meglio di me si spiega Aya Chebbi, rivoluzionaria tunisina, che rilancio dal blog di Daniele Barbieri.

Qui l’incipit di Se nasco di nuovo

Veniamo da ogni angolo del globo. Abbiamo alle spalle retroscena diversi. Parliamo lingue differenti e abbiamo differenti nazionalità. Pure, sfortunatamente, come donne soffriamo a causa delle stesse diseguaglianze e della stessa violenza basata sul genere, ovunque nel mondo.

Questa violenza comincia molto presto per alcune di noi. Ha inizio mentre stiamo ancora fluttuando nella sicurezza del ventre di nostra madre, mentre all’esterno nostro padre, il resto della famiglia e la comunità dichiarano di preferire un maschio, un figlio. La violenza prosegue mentre raggiungiamo l’età adulta e scopriamo di essere giudicate e punite dalla società per la sola ragione che siamo donne. segue

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Sin by silence, il peccato del silenzio

Breve conversazione con E. Dermody Leonard, autrice di Sin by silence, un documentario a regia di Olivia Klaus su un gruppo di donne vittime di violenza domestica che hanno ucciso il proprio marito o compagno. Il film è stato proiettato il 15 settembre 2011 a Milano in apertura del convegno nazionale sullo stalking, con la presenza di E. Dermody Leonard e di P. Giulini, criminologo che si occupa del trattamento di sex offenders.

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