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Mai più in difesa della legge 194

Immaginate che da domani abbiamo una legge sulle unioni civili. Immaginate che nella legge ci sia un articolo in cui è scritto che tutti gli addetti ai lavori possono, “per motivi di coscienza”, esimersi dalle procedure atte a stabilire il contratto di matrimonio o unione. Ma, prima, trovatemi una coscienza uguale a un’altra. Ognuno, ognuna, avrà ottimi motivi per esimersi dall’incarico di collaborare a matrimoni. Magari li considera indecenti o magari la sua coscienza sta dicendo che lo stipendio è troppo basso per assumersi anche questa incombenza. Comunque sia, in base alla nuova legge tutti, dal messo comunale al sindaco, possono sottrarsi dal formalizzare unioni. Diamine! La coscienza è una cosa seria, va rispettata, sporca o pulita che sia. Immaginatelo, dunque. Schiere di impiegati e impiegate, funzionari e funzionarie, portieri e portiere, segretari e segretarie, addetti e addette alle pulizie, traduttori e traduttrici, consulenti maschi e consulenti femmine, immaginateli tutti e tutte, in gruppo o alla spicciolata, nell’ufficio protocollo a consegnare quel misero foglietto in carta semplice che attesta la voce inoppugnabile della propria coscienza: “io obietto. Questo matrimonio non s’ha da fare!”.

Le persone che credevano di avere riconosciuto un diritto fino ad ora negato e non aspettavano altro che il momento dei confetti si accorgerebbero di essere state prese per il naso. Altre, che quel diritto già ce l’avevano perché appartenenti alla maggioranza normodotata, si unirebbero alle prime per sentimento civile, per un’idea comune di cittadinanza, anche solo per simpatia. Magari insorgerebbero gli uni e le altre con le une e gli altri. Magari uscirebbero a fiumi per le strade, lancerebbero terribili pernacchie a quei fanfaroni di legislatori (e fanfarone di legislatrici) che con la mano sinistra danno e con la destra tolgono. Si chiederebbero attoniti, ma anche attonite: “che razza di imbroglio è questa legge che all’articolo uno dice A, e all’articolo due dice il contrario di A”? O forse, pur di salvare il salvabile, si metterebbero in processione a reclamare la difesa e il rispetto della legge. “Almeno di quella piccola parte di diritti che ci è stata concessa”, direbbero. Poco è meglio di zero. Continua a leggere “Mai più in difesa della legge 194”

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Allarme interruzione volontaria di gravidanza all’Ospedale Bassini di Milano

Il caso dell’Ospedale Bassini di Milano, dove tutti i medici rifiutano le cure per cosiddetti motivi di coscienza, e del ricorso al volontariato di un medico in pensione perché il servizio di IVG non sia sospeso. “Il vero problema è l’obiezione di coscienza”, dice Spreafico. “Aveva un senso quando è stata varata la legge 194, ma non oggi. Credo che chi sceglie di fare in ginecologo in ospedale non debba potersi sottrarre, proprio come avviene in altri paesi europei dove l’interruzione volontaria di gravidanza rientra nei doveri di ogni ginecologo”.

Un'inchiesta sull'aborto

“Grazie per il vostro servizio e per le informazioni che date, ma vi devo comunicare che il servizio di interruzione volontaria di gravidanza al Bassini è sospeso”. È una donna che scrive all’indirizzo di Consultoria, un servizio autogestito da donne per donne che ha sede in via dei Transiti a Milano e che offre informazioni e momenti di confronto su contraccezione, interruzione di gravidanza, gravidanza e parto, violenza e stalking. Sul loro blog ci sono indirizzi e orari degli ospedali che fanno IVG a Milano e comuni limitrofi, compreso quello dell’Ospedale Bassini che accoglie le richieste per Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni.

È la metà di luglio quando le operatrici di Consultoria ricevono la segnalazione e si attivano per verificare. La conferma arriva dall’ambulatorio di ginecologia del Bassini: una seduta è programmata per il 14 luglio e un’altra per il 25 agosto. A questo punto lanciano l’allarme sul web…

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Metti un giorno in consultorio

Prima o poi qualcuno dovrà rendere conto di tutto questo.

Un'inchiesta sull'aborto

Questa mattina sono andata al consultorio pubblico della mia zona, nella città di Milano, per una visita ginecologica. Appena entrata, mi sono trovata davanti a questa scena.

Una donna di 43 anni chiedeva – ma è più corretto dire che implorava – di essere aiutata. Il medico di base aveva rifiutato di rilasciare il documento che attesta lo stato di gravidanza della donna e la sua volontà di interromperla. Documento chiamato “certificato IVG” con termini impropri, dal momento che la legge recita: «ll medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta».

La segretaria del consultorio stava argomentando con foga che prima di tre giorni non aveva posto.

La signora aveva le lacrime agli occhi per la disperazione: 43 anni, tre figli, operaia. 11 settimane di gravidanza calcolando l’ultima mestruazione, quindi al limite…

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Caro PD, non tradirci di nuovo!

Diritto all’aborto: il 9 marzo il voto del Parlamento europeo. L’incognita del Pd

Vi invito a sottoscrivere questa petizione lanciata da Laiga e Vita di donna in vista del 9 marzo prossimo, giorno in cui il Parlamento europeo voterà sul “Rapporto Tarabella”, che potrebbe darci strumenti per fare valere il diritto all’aborto anche nel nostro Paese. Un diritto che rischia di affondare nell’indifferenza generale.

Nel dicembre 2013 la campagna di mobilitazione One of us per il riconoscimento giuridico dell’embrione raccolse 2 milioni di firme in pochi giorni e riuscì a far approvare dal Parlamento europeo un testo alternativo alla Risoluzione Estrela (Psoe) “salute e diritti sessuali e riproduttivi”. A quella sconfitta contribuirono anche i mancati voti del Partito democratico.

In occasione del voto per la risoluzione Estrela, infatti, sei eurodeputati Pd (Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Patrizia Toia, e David Sassoli) avevano consentito l’approvazione di un ordine del giorno sostenuto dai gruppi clericali, reazionari e neo nazisti. Nei giorni successivi una rete di associazioni aveva chiesto al Pd una presa di posizione attraverso la campagna “La salute sessuale e riproduttiva è un diritto“. Continua a leggere “Caro PD, non tradirci di nuovo!”

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Dopo Estrela, Tarabella – diritti riproduttivi in Europa

Avevo già provato a condividere l’articolo di Simona Sforza con lo smartphone, ma non si capiva niente! Correggo il post con più informazioni. Simona aveva scritto di come in Commissione Diritti della Donna e Uguaglianza di Gender della Unione Europea “si tenti” di ottenere una dichiarazione/posizione unitaria e precisa da parte dell’UE, in materia di interruzione volontaria di gravidanza, dopo la messa in minoranza della Relazione Estrela. Scrive Simona:

Nel silenzio generale dei media “laici” nostrani, salvo questo bel pezzo di Maddalena Robustelli uscito su Noi Donne che vi invito a leggere, e la nutrita stampa dei prolife che se ne è occupata (vedi anche la raccolta delle 50.000 firme), lo scorso 20 gennaio la relazione dell’eurodeputato socialista belga Marc Tarabella è stata approvata dalla Commissione Diritti della Donna e Uguaglianza di Gender della Unione Europea con 24 voti a favore, 9 contro e 2 astenuti. Ora, entro il mese, la relazione verrà portata alla discussione dell’Assemblea plenaria del Parlamento Europeo.

Leggi il resto dell’articolo: Dopo Estrela, Tarabella – http://wp.me/p2QW2K-rP

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Analisi “Relazione sullo stato di attuazione della legge 194 del 1978” 2014

Sulla base di calcoli statistici il Ministero della salute afferma che il numero di non obiettori è sufficiente a garantire l’applicazione della legge e scarica la responsabilità del disservizio sulle Regioni. La Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978 presentata il 15 ottobre 2014 dal Ministero della salute smentisce dunque le criticità rilevate dalla Commissione Affari sociali della Camera a marzo scorso e nega quanto affermato dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, secondo cui l’Italia viola i diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza a causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza. In questo post vediamo in dettaglio quali sono gli argomenti del Ministero e le obiezioni.

Il tentativo di misurare l’impatto dell’obiezione di coscienza sui servizi ospedalieri e territoriali dedicati all’interruzione volontaria di gravidanza è l’elemento di novità della Relazione 2014 ed è la risposta a segnali di allarme che il Ministero non avrebbe potuto ignorare. Da anni inchieste giornalistiche, blogger e associazioni denunciano che il meccanismo del presidio socio-sanitario di attuazione della legge 194 si è inceppato. Negli ultimi mesi si è messa in moto anche la macchina istituzionale. Continua a leggere “Analisi “Relazione sullo stato di attuazione della legge 194 del 1978” 2014″