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Ora che l’utero è mio, come lo gestisco? Intervista ad Angela Balzano

Pubblico qui alcune delle interviste e testimonianze di cui mi sono avvalsa per l’articolo pubblicato nel volume collettivo Utero in affitto o gravidanza per altri? Voci a confronto (Franco Angeli, 2017), a cura di Lidia Cirillo, AAVV.

Intervista ad Angela Balzano

ricercatrice bioeticista, filosofa politica, partecipa alla Favolosa coalizione, un gruppo di surfiste dell’autodeterminazione che tiene insieme associazioni, collettivi e singole femministe, transfemministe, queer, trans, lesbiche e gay della città di Bologna.

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Ora che l’utero è mio, come lo gestisco?

Intervento al convegno internazionale Libertà delle donne nel XXI secolo, Roma, 20-21-22 ottobre 2017 – Terza sessione “Scienza e tecnologia non sono neutre. Onnipotenza o coscienza del limite?”.

Obiettivo del mio intervento è fornire una panoramica sulle posizioni antiproibizioniste femministe in materia di Gestazione per altri.

Gli elementi che propongo qui in forma sintetica derivano da una mini inchiesta basata su interviste ad attiviste e lettura di blog in Italia, realizzata per un saggio in volume collettivo a cura di Lidia Cirillo, Utero in affitto o gestazione per altri? Voci a confronto sulla gestazione per altri (in uscita con Franco Angeli a novembre 2017).

L’obiettivo dell’inchiesta è stato di fornire un quadro degli argomenti politici ed etici di quella parte di movimento femminista contraria alla proibizione e favorevole ad una regolamentazione della pratica della Gestazione per altri. Argomenti che dimostrano l’inadeguatezza di un approccio polarizzato sì/no.

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Lorenzin e la prestidigitazione

Beatrice Lorenzin, ministra della Salute sotto il governo Renzi, ce la ricorderemo come quella che sul tema dell’aborto e dell’obiezione di coscienza ha fatto il gioco delle tre carte. Abbiamo visto con i nostri occhi donne in fila in un corridoio d’ospedale alle sei del mattino per accaparrarsi un posto prima che fosse troppo tardi per abortire. Abbiamo ascoltato con le nostre orecchie certe amare testimonianze di ginecologi e ginecologhe messi all’angolo per avere scelto di curare. Abbiamo trascritto i racconti di medici che hanno curato donne arrivate in ospedale con l’emorraggia per un aborto fatto in casa con farmaci acquistati illegalmente in internet. Abbiamo registrato la voce di quelle che sono state maltrattate e violate nella propria dignità per avere chiesto di interrompere la gravidanza dopo i 90 giorni.

E la ministra pretende di fare scomparire tutto questo con due o tre rapide mosse di prestidigitazione. Fino a quando, e negli interessi di chi?

Articolo intero su http://www.consumieconsumi.com/la-ministra-lorenzin-e-la-prestidigitazione-dei-dati-sullobiezione-di-coscienza/

Crediti immagine: http://www.deviantart.com/art/Playing-Cards-208422264

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Surrogacy. Nessun veto in nome della libertà

Quando mi è stato chiesto di scrivere per Leggendaria di maternità surrogata mi sono sentita felice e in ansia al tempo stesso. Felice, perché da tanti anni rifletto da sola e in compagnia sul nodo maternità/tecnica/femminismo. Ansiosa, perché navigare in queste acque è uno sport estremo. Sono acque insidiose, ad ogni onda c’è il rischio di annegare nel pregiudizio e nell’ideologia. Con marosi di questo genere è più che giustificata la tentazione di chiudersi dietro all’oblò delle proprie certezze per paura di soccombere alla veemenza delle contraddizioni e di una realtà inevitabile.

Serve dunque un timone da impugnare con entrambe le mani. Serve una mappa. Servono nervi saldi e conoscenza.

Nella mano sinistra tengo quel che so della tecnica. Nella mano destra tengo quel che so del potere. La mappa è quel che so della maternità surrogata (‘surrogacy’, in inglese, ‘maternità per altri’ nel politicamente corretto, ‘utero in affitto’ nel linguaggio mediatico). I nervi saldi ci vogliono per non infuriarmi quando leggo che Snoq-libere chiede di “mettere al bando” la maternità surrogata: ogni volta che qualcuno pretende di porre veti in nome della libertà mi sale il fumo agli occhi e rischio di non vederci più.

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Mai più in difesa della legge 194

Immaginate che da domani abbiamo una legge sulle unioni civili. Immaginate che nella legge ci sia un articolo in cui è scritto che tutti gli addetti ai lavori possono, “per motivi di coscienza”, esimersi dalle procedure atte a stabilire il contratto di matrimonio o unione. Ma, prima, trovatemi una coscienza uguale a un’altra. Ognuno, ognuna, avrà ottimi motivi per esimersi dall’incarico di collaborare a matrimoni. Magari li considera indecenti o magari la sua coscienza sta dicendo che lo stipendio è troppo basso per assumersi anche questa incombenza. Comunque sia, in base alla nuova legge tutti, dal messo comunale al sindaco, possono sottrarsi dal formalizzare unioni. Diamine! La coscienza è una cosa seria, va rispettata, sporca o pulita che sia. Immaginatelo, dunque. Schiere di impiegati e impiegate, funzionari e funzionarie, portieri e portiere, segretari e segretarie, addetti e addette alle pulizie, traduttori e traduttrici, consulenti maschi e consulenti femmine, immaginateli tutti e tutte, in gruppo o alla spicciolata, nell’ufficio protocollo a consegnare quel misero foglietto in carta semplice che attesta la voce inoppugnabile della propria coscienza: “io obietto. Questo matrimonio non s’ha da fare!”.

Le persone che credevano di avere riconosciuto un diritto fino ad ora negato e non aspettavano altro che il momento dei confetti si accorgerebbero di essere state prese per il naso. Altre, che quel diritto già ce l’avevano perché appartenenti alla maggioranza normodotata, si unirebbero alle prime per sentimento civile, per un’idea comune di cittadinanza, anche solo per simpatia. Magari insorgerebbero gli uni e le altre con le une e gli altri. Magari uscirebbero a fiumi per le strade, lancerebbero terribili pernacchie a quei fanfaroni di legislatori (e fanfarone di legislatrici) che con la mano sinistra danno e con la destra tolgono. Si chiederebbero attoniti, ma anche attonite: “che razza di imbroglio è questa legge che all’articolo uno dice A, e all’articolo due dice il contrario di A”? O forse, pur di salvare il salvabile, si metterebbero in processione a reclamare la difesa e il rispetto della legge. “Almeno di quella piccola parte di diritti che ci è stata concessa”, direbbero. Poco è meglio di zero. Continua a leggere “Mai più in difesa della legge 194”

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Allarme interruzione volontaria di gravidanza all’Ospedale Bassini di Milano

Il caso dell’Ospedale Bassini di Milano, dove tutti i medici rifiutano le cure per cosiddetti motivi di coscienza, e del ricorso al volontariato di un medico in pensione perché il servizio di IVG non sia sospeso. “Il vero problema è l’obiezione di coscienza”, dice Spreafico. “Aveva un senso quando è stata varata la legge 194, ma non oggi. Credo che chi sceglie di fare in ginecologo in ospedale non debba potersi sottrarre, proprio come avviene in altri paesi europei dove l’interruzione volontaria di gravidanza rientra nei doveri di ogni ginecologo”.

Un'inchiesta sull'aborto

“Grazie per il vostro servizio e per le informazioni che date, ma vi devo comunicare che il servizio di interruzione volontaria di gravidanza al Bassini è sospeso”. È una donna che scrive all’indirizzo di Consultoria, un servizio autogestito da donne per donne che ha sede in via dei Transiti a Milano e che offre informazioni e momenti di confronto su contraccezione, interruzione di gravidanza, gravidanza e parto, violenza e stalking. Sul loro blog ci sono indirizzi e orari degli ospedali che fanno IVG a Milano e comuni limitrofi, compreso quello dell’Ospedale Bassini che accoglie le richieste per Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni.

È la metà di luglio quando le operatrici di Consultoria ricevono la segnalazione e si attivano per verificare. La conferma arriva dall’ambulatorio di ginecologia del Bassini: una seduta è programmata per il 14 luglio e un’altra per il 25 agosto. A questo punto lanciano l’allarme sul web…

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