Aborto farmacologico, perché le nuove linee guida non bastano per renderlo accessibile: chi si oppone e dove si sono già adeguati

Se il limite per la somministrazione, che viene spostato dalla settima alla nona settimana dall’inizio della gestazione, è cogente, sulla deospedalizzazione l'intervento delle Regioni è fondamentale. E se Toscana, Emilia e Lazio vanno nella direzione indicata, Umbria e Piemonte non hanno intenzione di adeguarsi. Necessario anche aggiungere una voce di spesa nel nomenclatore tariffario regionale così da permettere a consultori e ambulatori il rimborso per la prestazioni

Matrimoni forzati per 33mila bambine al giorno. E 200 milioni le vittime di mutilazioni genitali. Il report Onu sulle donne nel mondo

In Italia il resoconto annuale "Contro la mia volontà. Affrontare le pratiche dannose per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere" è stato lanciato da AIDOS (Associazione italiana donne sviluppo) con l’Agenzia di stampa nazionale DiRE. Mettere fine a queste pratiche dannose entro il 2030 è un obiettivo dell’UNFPA (Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva)

Umbria, donne in piazza dopo lo stop all’aborto farmacologico in day-hospital. Italia indietro e differenze tra Regioni: perché il caso di Perugia può cambiare le sorti dell’interruzione di gravidanza

Nell’occhio del ciclone la delibera regionale del 10 giugno scorso con cui la giunta leghista ha cancellato la possibilità di somministrare la pillola RU486 senza ricovero o a domicilio. Ma il tema è nazionale: il ricorso al metodo non chirurgico nel Paese è fermo al 20,8% dei casi, con grandi differenze tra Regioni. Così ora il ministro Speranza vuole rivedere le linee-guida in modo da facilitare l'interruzione di gravidanza con metodo farmacologico. Intanto, secondo gli ultimi dati, ci sono almeno 10mila interventi clandestini ogni anno

Aborto, Speranza ha chiesto parere al Consiglio di sanità “per favorire quello farmacologico”. In Umbria manifestazione contro lo stop

Il quesito sottoposto dal ministro della Salute va nella direzione sollecitata da associazioni, ginecologi e ostetriche. L'Italia è tra i Paesi dove è più difficile l'interruzione di gravidanza con la RU486: solo Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Puglia e Toscana permettono la somministrazione in day hospital. Intanto domenica 21 giugno annunciata la protesta delle donne a Perugia contro lo stop della leghista Tesei.

Aborto terapeutico, “io respinta dall’ospedale in Italia e costretta ad andare in Francia in piena emergenza coronavirus”

Aborto terapeutico, “io respinta dall’ospedale in Italia e costretta ad andare in Francia in piena emergenza coronavirus” Aborto terapeutico, “io respinta dall’ospedale in Italia e costretta ad andare in Francia in piena emergenza coronavirus” Ilfattoquotidiano.it ha raccolto la storia di Federica che, poco prima del lockdown, si è dovuta spostare prima in Svizzera e poi a Nizza e Marsiglia per riuscire a portare a compimento l'interruzione di gravidanza decisa dopo aver scoperto una grave malformazione del feto. Ma la sua è solo una delle tante storie raccolte negli anni dalle associazioni e, molto spesso, a dare indicazioni per l'espatrio ufficiosamente sono gli stessi operatori sanitari. Il gruppo di ricerca Europe abortion access: "Difficile conoscere il numero esatto. La maggioranza delle donne italiane vanno in Inghilterra, Spagna e Olanda"

Aborto durante il coronavirus, le testimonianze tra servizi sospesi e obiettori: “Telefoni squillavano a vuoto”. “Io respinta da 3 ospedali”

Il ministero della Salute, dall'inizio dell'emergenza sanitaria, ha ribadito che l'interruzione di gravidanza è una prestazione non differibile. Ma nonostante gli appelli non ha dato il via libera all'aborto farmacologico da casa che avrebbe ridotto gli spostamenti delle donne e ridotto i tempi. Ilfattoquotidiano.it ha raccolto le voci di chi nelle ultime settimane ha dovuto abortire tra difficoltà e ostacoli