Contraccezione gratis e accessibile?

Accesso all’informazione e all’offerta di metodi contraccettivi: l’Italia è tra i paesi con l’indicatore tra i più bassi d’Europa. Lo descrive l’Atlas europeo, indice che sintetizza e compara l’accesso alla contraccezione in Paesi con politiche, sistemi, cultura e risorse differenti, dagli stati Nord europei, alla Russia o alla Turchia. Nel nostro paese il costo dei contraccettivi, l’informazione frammentaria e affidata perlopiù ad iniziativa privata, le carenze nel sistema dei consultori sono i problemi evidenziati da una ricerca di Aidos, la ong che in Italia diffonde i risultati di Atlas europeo. Il dossier è stato presentato da Aidos e dalla rete Pro-choice il 28 febbraio alla Casa internazionale delle donne di Roma.

Contraccezione, la rivoluzione incompiuta
Gli ostacoli alla contraccezione in Italia nel 2020 sono ancora tali da spingere il nostro paese al 26° gradino dei 45 che compongono la classifica dell’Atlas europeo. “Un valore molto lontano da quelli della Gran Bretagna, della Francia o della Spagna e più vicino a Paesi come la Turchia e l’Ucraina”, si legge nel report. Questo nonostante la legge, la norma sui consultori familiari del 1975 e quella sull’interruzione di gravidanza del 1978, prevedano che la contraccezione dovrebbe essere gratuita.La questione è sempre stata affidata alla Regioni, con risultati finora non soddisfacentiSara Picchi, autrice della ricerca, spiega quali sono i diversi fattori che contribuiscono all’inadeguatezza della prestazione italiana in questo campo: “La mancanza di informazioni adeguate sulla contraccezione da una fonte accreditata, il costo dei mezzi contraccettivi, il depotenziamento dei consultori, la cultura giudicante sulla salute riproduttiva e l’obiezione di coscienza, non solo contro l’aborto, ma anche contro alcuni mezzi contraccettivi”.

Aidos (Associazione italiana donne e sviluppo) ha cercato di restituire una mappa delle differenze interne al contesto nazionale con uno studio “esplorativo” da cui emerge una “importante variabilità a livello regionale, marcata dall’annoso divario Nord – Sud ma con notevoli eccezioni come quella evidente della Puglia”. Le Regioni che occupano i primi tre posti sono l’Emilia Romagna, la Toscana e la Puglia, con indici Atlas finali rispettivamente dell’88%, dell’81% e del 72%. Le ultime posizioni sono invece occupate dall’Abruzzo, dal Molise e dalla Sicilia, con indicatori pari rispettivamente a 41%, 34% e 33%.

L’articolo continua su www.ilfattoquotidiano.it

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