La sinistra. Sogno di mezza estate nel pieno di una crisi politica

Mi godo anch’io la fine del governo giallo-nero che guarda caso coincide con l’inizio delle mie ferie. Sarà l’aspetto consunto e stropicciato di Salvini mentre il suo ex sodale Conte gliele canta, sarà l’aria del mare, sarà lo sguardo posato su un orizzonte diverso… mi è tornata la voglia di pensare al futuro. Attaccata allo scoglio, mi vien voglia di sognare.

Sogno che Pd e 5Stelle trovino un accordo e che il presidente della Repubblica affidi loro, con il supporto dei parlamentari eletti con Leu, la gestione di un governo parlamentare. Che questo governo cambi la legge elettorale per tornare al sistema proporzionale a collegi plurinominali (lo stesso da cui è nata la Costituzione italiana) e per togliere lo sbarramento del 4% alle europee. Dovrebbe anche impedire l’aumento dell’Iva che scatterebbe in virtù del meccanismo di pareggio di bilancio previsto dal decreto legge 138/2011  (lo varò il governo Berlusconi IV con Lega e altri partiti di destra). Come? Affermare di voler “tagliare il cuneo fiscale” significa poco. Vuol dire genericamente “tagliare il costo del lavoro”, ma non si capisce come. Le tasse ci servono per pagare ospedali e sanità, scuola, servizi pubblici, gestione e tutela del territorio, cultura, beni pubblici. “Tagliare le tasse” non mi convince. Allora ecco che il sogno si complica, anzi si arricchisce di soggetti e contenuti: perché non vedo come Pd e 5Stelle possano promuovere un programma alternativo al neoliberismo – che tra l’altro è la causa stessa della “recessione” che si va prefigurando (con la Germania in crisi da iper produzione).

Sogno che La Sinistra, intesa come progetto politico nato per le elezioni europee, si rinforzi e si consolidi intorno a tre obiettivi: ecologia, giustizia sociale, e contrasto alla violenza di genere in tutte le sue forme. Obiettivi declinati in una serie di proposte che abbiamo in gran parte già definito nel programma per le europee. Obiettivi che devono stare tutti sullo stesso piano perché nelle nostre vite concrete questi piani si intrecciano: abbiamo bisogno di tutte e tre le cose.

Sogno che La Sinistra si consolidi anche dal punto di vista organizzativo: potrebbe diventare un’associazione, formata dai partiti che hanno dato vita alla lista, più tutti i soggetti singoli e collettivi che vogliano parteciparvi. Un’associazione che garantisca rappresentanza interna in vista della formazione di liste elettorali, ma che sia anche fucina di dibattito sui contenuti. Sogno che in questa “area” il conflitto tra generi e tra generazioni (anche intese come generazioni politiche) sia vivace e costruttivo. 

Sogno che il desiderio di dare forza alla sinistra sia più forte delle dinamiche di spartizione identitaria. Sogno che i movimenti e la sinistra diffusa guardino a questo soggetto non come a un nemico ma come a un possibile alleato.  E che questo soggetto sappia attingere dalle esperienze della sinistra diffusa che attraverso un reticolo fatto di associazioni, collettivi, assemblee e comitati spesso ha saputo interpretare le istanze progressiste del territorio e i suoi bisogni. 

Spero che insieme si possano analizzare i grandi cambiamenti che stiamo vivendo: la globalizzazione, la consunzione degli Stati nazionali e delle forme di rappresentanza, le migrazioni e gli etnorami, le trasformazioni del lavoro con le nuove forme dello sfruttamento, ma anche i nuovi spazi di libertà, le forme inedite del fare famiglia, le implicazioni rivoluzionarie di maschilità e femminilità non conformi.

Sogno che La Sinistra sia femminista, che vuol dire tante cose, incluso il non usare le donne in un “politicamente corretto” pro-forma ed essere consapevoli di come il sessismo si nasconda fin negli atteggiamenti più banali. Ambientalista, che vuol dire prima di tutto vincolare “mercati” e “finanza”: prima la vita poi il profitto. Giustizia sociale, che vuol dire impiantare un sistema di equità fiscale (il contrario della flat tax, ma un sistema di aliquote che prelevi da redditi più alti, tassa patrimoniale), garantire la dignità di tutti i lavori e la lotta contro il lavoro nero “istituzionalizzato”, finanziare scuola, asili, sanità, ricerca, biblioteche e musei. 

C’è chi dice che le strutture democratiche che abbiamo ereditato dal Novecento siano ridotte a un mucchio di macerie. Che luoghi e forme della resistenza alla violenza del neoliberismo, del sessismo e del razzismo siano altre da quelle che passano dalle istituzioni. Che le forme della rappresentanza siano troppo logore per dare voce al cambiamento. 

Anche io penso che il cambiamento passi da altre strade, ma credo che nelle istituzioni esso possa consolidarsi o infrangersi ed è per questo che ho bisogno, anche lì, della sinistra.

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