Pubblicato in: Il corpo racconta

Mani in metrò

Di mattina sono composte, strette e indaffarate.
In molte stanno appoggiate, la compagna addosso all’altra della coppia. In attesa di mettersi al lavoro riposano sulla borsa o in grembo. In tante si aggrappano a un’asta di metallo o a un’asola di plastica che pende dal soffitto. La maggioranza è già impegnata. Chi a compulsare un aggeggio elettronico, chi a trattenere un libro – sempre meno un giornale.
Quelle femminili impugnano sacche di plastica o stoffa colorata che contengono il necessario (razioni di cibo, un frutto, la tuta per la palestra, le carte per l’ufficio, il libro per l’esame, la bottiglia dell’acqua).
Quelle maschili portano più spesso valigette squadrate che si danno l’aria di contenere i destini del mondo.
In certi casi le vedi modellare il vuoto con mulinelli, onde, linee rette ed angoli repentini. Sono le mani incaricate di arrivare dove la parola non può.

Di notte rompono i ranghi.
Libere da aste e asole perché un posto a sedere si trova sempre, hanno del tempo a loro disposizione. L’ora tarda e la prospettiva di casa le rendono sfaccendate. Certo ci sono ancora quelle che compulsano tasti ma lo fanno con meno rigore, quasi strascicando i polpastrelli.
Molte di quelle che prima tenevano borse, ora reggono teste.
Le mani nel metrò della sera si sentono libere di esprimersi. Una tormenta il laccio dello zaino arrotolandolo e srotolandolo perché è bello sentire il nodo che si snoda.
Magari è il pollice a venir pressato ritmicamente da altre dita in un massaggio che sembra piacere al proprietario. Quell’altra ce l’ha con il manico del sacchetto appoggiato ai piedi, oggetto di ripetute torsioni.
Lì c’è un indice che disegna con l’unghia arzigogoli sulla coscia (l’altra mano della coppia tiene un telefono attaccato all’orecchio).  Al capo opposto del vagone un altro dito distrattamente cerca qualcosa nel naso, solo per un attimo. A volte si tengono, una di lui e l’altra di lei – mai visto un tenersi di mano di lui con lui o di lei con lei, nemmeno nel metrò della sera. C’è qualcuna che si stira e scrocchiano le nocche.
Quelle due di fronte a me sono aperte, il palmo teso, le dita come raggi di un sole. La proprietaria le sta guardano spiegate davanti a sé e sembra che per la prima volta le veda. Poi quelle due mani si appoggiano sulle ginocchia, lo sguardo va altrove, le dita danzano su un immaginario pianoforte.

Autore:

@Ele_Cirant - giornalista pubblicista, bibliotecaria, web content editor, video-maker. Argomenti: diritto alla salute e salute riproduttiva, contrasto alla violenza di genere, studi di genere, cittadinanza attiva

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